Apiredol – Paracetamolo: Scheda Tecnica e Prescrivibilità

Apiredol - Paracetamolo - Trattamento sintomatico della febbre con durata inferiore a 3 giorni e del dolore lieve- moderato.

Apiredol

Apiredol

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Apiredol: ultimo aggiornamento pagina: (Fonte: A.I.FA.)

Indice della Scheda

01.0 Denominazione del medicinale

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APIREDOL 100 mg/ml soluzione orale

 

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

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1 ml di soluzione orale contiene 100 mg di paracetamolo.

Eccipienti con effetti noti: Azorubina (carmoisina) (E-122) 0,050 mg/ml Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

 

03.0 Forma farmaceutica

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Soluzione orale.

Soluzione trasparente di colore rosso.

 

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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Trattamento sintomatico della febbre con durata inferiore a 3 giorni e del dolore lieve- moderato.

 

04.2 Posologia e modo di somministrazione

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Posologia

L’uso di Apiredol 100 mg/ml soluzione orale è riservato ai bambini di peso fino a 32 kg (approssimativamente da 0 mesi a 10 anni). È essenziale rispettare la posologia definita sulla base del peso corporeo del bambino e scegliere quindi la corretta dose in ml della soluzione orale. L’età approssimativa sulla base del peso corporeo viene indicata a titolo informativo.

La dose giornaliera raccomandata di paracetamolo è circa 60 mg/kg/die, suddivisa in 4 o 6 somministrazioni giornaliere, ossia 15 mg/kg ogni 6 ore o 10 mg/kg ogni 4 ore.

Per somministrare

15 mg/kg ogni 6 ore

, le istruzioni sono le seguenti:

Fino a 4 kg (da 0 a 3 mesi): 0,6 ml (60 mg), equiv. a 15 gocce Fino a 7 kg (da 4 a 8 mesi): 1,0 ml (100 mg), equiv. a 25 gocce Fino a 8 kg (da 9 a 11 mesi): 1,2 ml (120 mg), equiv. a 30 gocce Fino a 10,5 kg (da 12 a 23 mesi): 1,6 ml (160 mg), equiv. a 40 gocce Fino a 13 kg (da 2 a 3 anni): 2,0 ml (200 mg)

Fino a 18,5 kg (da 4 a 5 anni): 2,8 ml (280 mg)

Fino a 24 kg (da 6 a 8 anni): 3,6 ml (360 mg)

Fino a 32 kg (da 9 a 10 anni): 4,8 ml (480 mg)

La somministrazione di questa dose può essere ripetuta ogni 6 ore.

Se non si ottengono gli effetti desiderati entro 3-4 ore, la dose può essere somministrata ogni 4 ore: in questo caso si somministrano 10 mg/kg.

Per i bambini di peso inferiore a 7 kg (6 mesi), deve essere considerato l’uso di supposte, se disponibili, eccetto i casi in cui la somministrazione di questa forma farmaceutica non sia possibile per motivi clinici (es. diarrea).

Nei bambini di età inferiore a 3 anni il paracetamolo deve essere utilizzato solo su raccomandazione del medico.

Dose massima raccomandata

La dose totale di paracetamolo non deve superare 80 mg/kg per i bambini di peso inferiore a 40 kg.

Vedere paragrafo 4.4.

Frequenza di somministrazione

La somministrazione sistematica consente di evitare il dolore o l’oscillazione della febbre.

Nei bambini, la somministrazione deve essere effettuata a intervalli regolari, anche di notte, preferibilmente ogni 6 ore, mantenendo comunque intervalli minimi di 4 ore.

Insufficienza renale

In caso di grave insufficienza renale (clearance della creatinina inferiore a 10 ml/min), l’intervallo minimo tra 2 somministrazioni deve essere aumentato a 8 ore.

Insufficienza epatica

In caso di insufficienza epatica èraccomandabile di ridurre la dose e aumentare l’intervallo tra le dosi (vedere paragrafo 4.4) Modo di somministrazione

Via orale.

Per i bambini di età inferiore a 3 anni si raccomanda di somministrare la soluzione orale utilizzando il contagocce fornito nella confezione da 30 ml.

Per i bambini dai 3 anni in su si raccomanda di somministrare la soluzione orale utilizzando la siringa per somministrazione orale fornita nella confezione da 60 ml.

 

04.3 Controindicazioni

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Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1

 

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

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In caso di sovradosaggio, è necessario essere accuditi immediatamente da un, medico, nonostante il paziente si sente bene, esistendo rischi notevoli di subire un danno epatico irreversibile (vedere paragrafo 4.9).

È sconsigliato l’uso prolungato o frequente. I pazienti dovranno essere sconsigliati di usare allo stesso tempo altri prodotti contenenti Paracetamolo. La ingestione di multiple dosi giornaliere in una sola somministrazione può danneggiare gravemente il fegato, in tali casi, sebbene non si verifichi la perdita della coscienza, è necessario essere immediatamente accuditi da un medico. L’uso prolungato privo di supervisione medica può risultare nocivo alla salute.

La dose totale di paracetamolo non deve superare 80 mg/kg/die per i bambini di peso inferiore a 40 kg, e 3 g al giorno per gli adulti e i bambini di peso compreso tra 41 e 50 kg (vedere paragrafo 4.9).

Precauzioni di impiego

Il paracetamolo deve essere utilizzato con cautela in caso di:

Malnutrizione cronica (scarse riserve di glutatione epatico)

Peso < 50 kg

Insufficienza epatica di grado lieve o moderato (tra cui la sindrome di Gilbert)

Insufficienza epatica grave (Child-Pugh > 9)

Epatite acuta

Trattamento concomitante con medicinali che influenzano le funzioni epatiche

Alcolismo cronico

Grave insufficienza renale (clearance della creatinina ≤ 30 ml/min, vedere paragrafo 4.2) Compromissione della funzione renale

Grave insufficienza cardiaca

Patologie polmonari

Anemia

Deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi

Disidratazione

Nei bambini trattati con 60 mg/kg/die di paracetamolo, l’associazione con un altro antipiretico non è giustificata, eccetto in caso di inefficacia.

In caso di febbre ricorrente, febbre alta (> 39 °C), segni di infezione secondaria o persistenza dei sintomi per più di 3 giorni, il medico deve effettuare una rivalutazione clinica del trattamento.

Se il dolore persiste per più di 3 giorni nei bambini o 5 giorni negli adulti (2 giorni per il mal di gola) o se la febbre persiste per più di 3 giorni, peggiora o compaiono altri sintomi, si deve interrompere il trattamento e consultare il medico.

Si raccomanda cautela negli asmatici sensibili all’acido acetilsalicilico, perché in tali pazienti sono state descritte lievi reazioni di tipo broncospastico con l’uso di paracetamolo (reazione crociata), sebbene ciò si sia verificato solo nel 5% dei soggetti testati.

Sono stati segnalati casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato (HAGMA, high anion gap metabolic acidosis) dovuta ad acidosi piroglutamica in pazienti con malattie gravi, quali compromissione renale severa e sepsi, o in pazienti con malnutrizione o altre fonti di carenza di glutatione (ad es. alcolismo cronico) che sono stati trattati con paracetamolo a dose terapeutica per un periodo prolungato o con un’associazione di paracetamolo e flucloxacillina. Se si sospetta HAGMA a causa di acidosi piroglutamica, si raccomanda l’immediata interruzione di paracetamolo e un attento monitoraggio. La misurazione della 5-oxoprolina urinaria può essere utile per identificare l’acidosi piroglutamica come causa sottostante di HAGMA in pazienti con molteplici fattori di rischio.

Informazioni importanti su alcuni eccipienti di Apiredol 100 mg/ml soluzione orale:

Questo medicinale può causare reazioni allergiche.

Questo medicinale contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per ml, cioè essenzialmente ‘senza sodio’.

 

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

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Il paracetamolo è ampiamente metabolizzato a livello epatico, pertanto può interagire con altri medicinali che utilizzano le stesse vie metaboliche o che sono in grado di inibire o indurre tali vie. Alcuni dei suoi metaboliti sono epatotossici, pertanto la somministrazione concomitante con potenti induttori enzimatici (rifampicina, alcuni farmaci anticonvulsivanti, ecc.) può causare reazioni epatotossiche, in particolare con l’impiego di dosi elevate di paracetamolo.

Di seguito sono riportate alcune delle reazioni potenzialmente più rilevanti:

Alcol etilico: potenzia la tossicità del paracetamolo, possibilmente mediante induzione della produzione epatica di prodotti epatotossici derivati dal paracetamolo.

Anticoagulanti orali (acenocumarolo, warfarin): possibile potenziamento dell’effetto anticoagulante, mediante inibizione della produzione epatica dei fattori di coagulazione. Tuttavia, nonostante l’apparentemente scarsa rilevanza clinica di questa interazione, paracetamolo potrebbe essere un’alternativa ai salicilati quando il paziente assume farmaci anticoagulanti. Ciononostante, la dose e la durata del trattamento devono essere il più possibile ridotte, con monitoraggio periodico dell’INR.

Farmaci anticolinergici (glicopirrolato, propantelina): riducono l’assorbimento del paracetamolo, con possibile inibizione dell’effetto a causa della ridotta velocità di svuotamento gastrico.

Contraccettivi ormonali/estrogeni: riducono i livelli plasmatici di paracetamolo, con possibile inibizione dell’effetto a causa della potenziale induzione del relativo metabolismo.

Farmaci antiepilettici (fenitoina, fenobarbital, metilfenobarbital, primidone): riduzione della biodisponibilità del paracetamolo, nonché potenziamento dell’epatotossicità da sovradosaggio, a causa dell’induzione del metabolismo epatico.

Carbone attivo: riduce l’assorbimento del paracetamolo se somministrato rapidamente dopo un sovradosaggio.

Cloramfenicolo: potenziamento della tossicità del cloramfenicolo, possibilmente mediante inibizione del relativo metabolismo a livello epatico.

Flucloxacillina: si deve usare cautela quando paracetamolo è usato in concomitanza con flucloxacillina in quanto l’assunzione concomitante è stata associata ad acidosi metabolica con gap anionico elevato a causa di acidosi piroglutamica, in particolare in pazienti con fattori di rischio (vedere paragrafo 4.4).

Isoniazide: riduzione della clearance del paracetamolo, con possibile potenziamento dell’azione e/o tossicità, mediante inibizione del relativo metabolismo a livello epatico.

Lamotrigina: riduzione della biodisponibilità della lamotrigina, con possibile

riduzione dell’effetto, a causa della potenziale induzione del relativo metabolismo a livello epatico.

Metoclopramide e domperidone: aumentano l’assorbimento del paracetamolo nell’intestino tenue, a causa degli effetti di tali farmaci sullo svuotamento gastrico.

Probenecid: aumenta l’emivita plasmatica del paracetamolo, riducendo la degradazione e l’escrezione urinaria dei suoi metaboliti.

Propranololo: aumenta i livelli plasmatici di paracetamolo, possibilmente mediante inibizione del relativo metabolismo a livello epatico.

Resine a scambio ionico (colestiramina): riducono l’assorbimento del paracetamolo, con possibile inibizione del relativo effetto a causa dell’assorbimento del paracetamolo a livello intestinale.

Rifampicina: aumenta la clearance del paracetamolo e la formazione dei relativi metaboliti epatotossici, a causa di una possibile induzione del suo metabolismo a livello epatico.

Zidovudina: sebbene un possibile aumento della tossicità della zidovudina (neutropenia, epatotossicità) sia stato descritto in casi isolati, non sembra esservi alcuna interazione di tipo cinetico tra questi due farmaci.

Interazioni con i test diagnostici:

Il paracetamolo può alterare i valori delle seguenti determinazioni analitiche:

Sangue: aumento (biologico) di transaminasi (ALT e AST), fosfatasi alcalina, ammoniaca, bilirubina, creatinina, lattato-deidrogenasi (LDH) e urea; aumento (interferenza con il test) di glucosio, teofillina e acido urico. Aumento del tempo di protrombina (nei pazienti in terapia di mantenimento con warfarin, ma senza significatività clinica). Riduzione (interferenza con il test) del glucosio, se si utilizza il metodo della ossidasi-perossidasi.

Urina: possono comparire falsi aumenti della metadrenalina e dell’acido urico.

Test della bentiromide per la valutazione della disfunzione pancreatica: anche il paracetamolo, come la bentiromideè metabolizzato in un’arilamina; pertanto, aumenta la quantità apparente di acido para-aminobenzoico (PABA) recuperata; si raccomanda di sospendere il paracetamolo almeno tre giorni prima della somministrazione di bentiromide.

Determinazioni dell’acido 5-idrossindolacetico (5-HIAA) nelle urine: il paracetamolo può causare risultati falsi positivi nei test di screening qualitativi che utilizzano il reagente nitroso naftolo. Il test quantitativo non è alterato.

 

04.6 Gravidanza e allattamento

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Una grande quantità di dati sulle donne in gravidanza non indicano né tossicità malformativa, né fetale/neonatale. Studi epidemiologici sullo sviluppo neurologico nei bambini esposti al paracetamolo in utero mostrano risultati non conclusivi. Se clinicamente necessario, il paracetamolo può essere usato durante la gravidanza, tuttavia dovrebbe essere usato alla dose efficace più bassa per il più breve tempo possibile e con la più bassa frequenza possibile.

Allattamento

Dopo la somministrazione orale, il paracetamolo è escreto nel latte materno in piccole quantità. Non sono stati segnalati effetti indesiderati sui lattanti. Dosi terapeutiche di questo medicinale possono essere utilizzate durante l’allattamento.

 

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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Apiredol non altera o altera in modo trascurabile la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari.

 

04.8 Effetti indesiderati

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Come per tutti i medicinali contenenti paracetamolo, gli effetti indesiderati sono rari o molto rari e sono descritti di seguito.

Frequenza stimata: molto comune (≥1/10); comune (≥1/100, <1/10); non comune (≥1/1.000, <1/100); raro (≥ 1/10.000, <1/1.000); molto raro (<1/10.000).

Patologie del sistema emolinfopoietico:

Molto raro: trombocitopenia, agranulocitosi, leucopenia, neutropenia, anemia emolitica.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione:

Molto raro: ipoglicemia.

Frequenza “non nota” (la frequenza non può essere stimata sulla base dei dati disponibili): Acidosi metabolica con gap anionico elevato. In pazienti con fattori di rischio che utilizzano paracetamolo sono stati osservati casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato dovuta ad acidosi piroglutamica (vedere paragrafo 4.4). In questi pazienti l’acidosi piroglutamica può manifestarsi come conseguenza di bassi livelli di glutatione.

Patologie cardiache:

Raro: ipotensione.

Patologie gastrointestinali:

Raro: aumento dei livelli delle transaminasi epatiche. Molto raro: epatotossicità (ittero).

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo:

Sono stati riportati casi molto rari di gravi reazioni cutanee.

Patologie renali e urinarie:

Molto raro: piuria sterile (urine torbide), effetti indesiderati a livello renale (vedere paragrafo 4.4).

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione: Raro: malessere.

Molto raro: reazioni di ipersensibilità che spaziano da semplice rash cutaneo o orticaria a shock anafilattico. La loro comparsa richiede l’interruzione di questo medicinale.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione riportato nel sito web: https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse

 

04.9 Sovradosaggio

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I sintomi del sovradosaggio comprendono capogiri, vomito, perdita dell’appetito, ittero, dolore addominale e insufficienza renale ed epatica. Se un paziente ha assunto una dose eccessiva, deve essere immediatamente portato presso un centro medico, anche in assenza di segni o sintomi significativi. Anche se questi sintomi sono potenzialmente letali, spesso non compaiono subito dopo l’assunzione della dose eccessiva, ma dopo tre giorni. Può verificarsi il decesso per necrosi epatica. Può comparire insufficienza renale acuta.

Il sovradosaggio da paracetamolo si valuta in quattro fasi, a partire dall’ora del sovradosaggio.

FASE I (12-24 ore): nausea, vomito, diaforesi e anoressia.

FASE II (24-48 ore): miglioramento clinico; i livelli di AST, ALT, bilirubina e protrombina iniziano ad aumentare.

FASE III (72-96 ore): picco di epatotossicità; possono comparire valori di AST di 20.000.

FASE IV (7-8 giorni): recupero.

Può comparire epatotossicità. La dose tossica minima è 6 g negli adulti e più di 100 mg/kg di peso corporeo nei bambini. Dosi superiori a 20-25 g sono potenzialmente letali. I sintomi di epatotossicità comprendono nausea, vomito, anoressia, malessere, diaforesi, dolore addominale e diarrea. L’epatotossicità non è evidente fino a 48-72 ore dopo l’ingestione. Se la quantità ingerita è superiore a 150 mg/kg, o se non è possibile stabilire tale quantità, deve essere prelevato un campione di sangue per la determinazione del paracetamolo sierico 4 ore dopo l’ingestione del farmaco. Se si verifica epatotossicità, deve essere eseguito un test della funzione epatica, con ripetizione ogni 24 ore. L’insufficienza epatica può causare encefalopatia, coma e decesso.

Livelli plasmatici di paracetamolo superiori a 300 microg/ml, riscontrati 4 ore dopo l’ingestione, sono stati associati a danno epatico nel 90% dei pazienti. Ciò ha inizio quando si raggiungono livelli di paracetamolo superiori a 120 microg/ml 4 ore dopo l’ingestione, o livelli superiori a 30 microg/ml 12 ore dopo l’ingestione.

L’ingestione cronica di dosi superiori a 4 g/die può portare a epatotossicità transitoria. Possono comparire necrosi tubulare renale e danno miocardico.

Trattamento: l’aspirazione e la lavanda gastrica devono essere eseguite in tutti i casi, preferibilmente entro 4 ore dall’ingestione della dose eccessiva.

Esiste un antidoto specifico per l’avvelenamento da paracetamolo: l’N-acetilcisteina. La dose raccomandata è 300 mg/kg di N-acetilcisteina (equivalenti a 1,5 ml/kg di soluzione acquosa al 20%; pH: 6,5), somministrata per via endovenosa nell’arco di 20 ore e 15 minuti, secondo lo schema seguente: Adulti

Dose di carico: 150 mg/kg (equivalenti a 0,75 ml/kg di soluzione acquosa di N- acetilcisteina al 20%; pH: 6,5) mediante infusione endovenosa lenta o diluiti in 200 ml di destrosio 5% nell’arco di 15 minuti.

Terapia di mantenimento:

Somministrazione iniziale di 50 mg/kg (equivalenti a 25 ml/kg di soluzione acquosa di N-acetilcisteina al 20%; pH: 6,5) in 500 ml di destrosio 5% mediante infusione lenta nell’arco di 4 ore.

Successivamente, somministrazione di 100 mg/kg (equivalenti a 0,50 ml/kg di soluzione acquosa di N-acetilcisteina al 20%; pH: 6,5) in 1000 ml di destrosio 5% mediante infusione lenta nell’arco di 16 ore.

Bambini

La quantità di soluzione per infusione di destrosio al 5% deve essere regolata in base all’età e al peso del bambino, per evitare congestione vascolare polmonare.

L’antidoto è maggiormente efficace se somministrato entro 8 ore dall’intossicazione. La sua efficacia diminuisce gradualmente dopo otto ore ed è inefficace 15 ore dopo l’intossicazione.

La somministrazione della soluzione acquosa di N-acetilcisteina al 20% può essere sospesa non appena i risultati del test ematico evidenzino livelli di paracetamolo inferiori a 200 microg/ml.

Effetti avversi dell’N-acetilcisteina per via endovenosa: in occasioni molto rare, sono stati osservati rash cutaneo e anafilassi, in genere entro 15 minuti-1 ora dall’inizio dell’infusione.

In caso di somministrazione orale, l’antidoto di N-acetilcisteina deve essere somministrato entro 10 ore dal sovradosaggio. La dose raccomandata dell’antidoto negli adulti è: una dose singola di 140 mg/kg di peso corporeo.

17 dosi di 70 mg/kg di peso corporeo, una ogni 4 ore.

Prima di essere somministrata, ogni dose deve essere diluita al 5% in una bevanda a base di cola, succo d’arancia, succo d’uva o acqua, per via dell’odore sgradevole e delle proprietà irritanti e sclerosanti. Se si verifica il vomito entro un’ora dalla somministrazione, la dose deve essere ripetuta. Se necessario, l’antidoto (diluito in acqua) può essere somministrato tramite intubazione duodenale.

 

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

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Categoria farmacoterapeutica: Altri analgesici e antipiretici: anilidi Codice ATC: N02BE01

Il paracetamolo è un farmaco analgesico, che ha anche proprietà antipiretiche. Il meccanismo dell’azione analgesica non è stato pienamente stabilito. Il paracetamolo può agire prevalentemente inibendo la sintesi della prostaglandina nel sistema nervoso centrale e, in misura minore, bloccando la generazione dell’impulso dolorifico nel sistema periferico. L’azione periferica può essere dovuta anche all’inibizione della sintesi della prostaglandina, o all’inibizione della sintesi o azione di altre sostanze che sensibilizzano i recettori dolorifici alla stimolazione meccanica o chimica.

Il paracetamolo produce probabilmente antipiresi agendo a livello centrale sul centro di termoregolazione ipotalamico, per produrre vasodilatazione periferica che comporta aumento della sudorazione, aumento del flusso ematico attraverso la cute e dissipazione del calore. L’azione centrale comporta probabilmente l’inibizione della sintesi della prostaglandina nell’ipotalamo.

 

05.2 Proprietà farmacocinetiche

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La biodisponibilità dopo somministrazione per via orale è del 75-85%. Viene assorbito rapidamente e ampiamente, raggiungendo il picco di concentrazione plasmatica in 0,5-2 ore, a seconda della forma farmaceutica. Il grado di legame alle proteine plasmatiche è del 10%. Il tempo per raggiungere l’effetto massimo è di 1-3 ore, mentre la durata d’azione è di 3-4 ore. Il paracetamolo subisce un importante metabolismo epatico di primo passaggio, seguendo una cinetica lineare. Tuttavia, questa linearità scompare con la somministrazione di dosi superiori a 2 g. Il paracetamolo è metabolizzato principalmente a livello epatico (90-95%) ed eliminato perlopiù nelle urine, sotto forma di coniugato con acido glucuronico o, in misura minore, coniugato con acido solforico e cisteina. Meno del 5% è escreto immodificato. L’emivita di eliminazione è 1,5-3 ore (e aumenta in caso di sovradosaggio e nei pazienti con compromissione epatica, negli anziani e nei bambini). Dosi elevate possono saturare gli abituali meccanismi metabolici epatici, con conseguente utilizzo di altre vie metaboliche che producono metaboliti epatotossici e possibili metaboliti nefrotossici, a causa della deplezione di glutatione.

 

05.3 Dati preclinici di sicurezza

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A dosi terapeutiche, il paracetamolo non presenta effetti tossici e solo a dosi molto elevate causa necrosi centrolobulare epatica, negli animali e nell’uomo. Analogamente, a dosi molto elevate, il paracetamolo causa metaemoglobinemia ed emolisi ossidativa nel cane e nel gatto e, molto raramente, nell’uomo. In studi di tossicità cronica, sub-cronica e acuta, condotti nel ratto e nel topo, sono state osservate lesioni gastrointestinali, alterazioni del quadro emocromocitometrico, degenerazione del parenchima epatico e renale, inclusa necrosi. Le cause di queste alterazioni sono attribuite al meccanismo d’azione, da un lato, e al metabolismo del paracetamolo, dall’altro. Come si osserva anche nell’uomo, sembra che i metaboliti siano responsabili degli effetti tossici e delle corrispondenti alterazioni organiche. Inoltre, durante l’uso prolungato (1 anno) a dosi terapeutiche, sono stati descritti casi molto rari di epatite aggressiva cronica reversibile. In caso di dosi sub-tossiche, i segni di intossicazione possono comparire dopo 3 settimane di trattamento. Pertanto, il paracetamolo non deve essere assunto per periodi prolungati o a dosi elevate.

Ulteriori ricerche non hanno dimostrato evidenza di rischio genotossico rilevante del paracetamolo a dosi terapeutiche, ossia non tossiche.

Gli studi a lungo termine sul ratto e sul topo non hanno rivelato evidenza di effetti oncogeni a dosi non epatotossiche di paracetamolo.

Non sono disponibili studi convenzionali che utilizzino gli standard attualmente accettati per la valutazione della tossicità per la riproduzione e lo sviluppo.

Fertilità: studi di tossicità cronica sugli animali dimostrano che dosi elevate di paracetamolo causano atrofia testicolare e inibizione della spermatogenesi. Non è nota l’importanza di questo risultato per l’uso umano.

 

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Macrogol 600 Glicerolo Aroma di lampone Saccarina sodica (E-954) Azorubina (E-122) Acqua depurata

 

06.2 Incompatibilità

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Questo medicinale non deve essere miscelato con altri prodotti.

 

06.3 Periodo di validità

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Periodo di validità: 3 anni.

Periodo di validità dopo la prima apertura: 6 mesi

 

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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Questo medicinale non richiede alcuna temperatura particolare di conservazione. Tenere il flacone nell’imballaggio esterno.

Dopo la prima apertura, tenere il flacone nell’imballaggio esterno.

Per le condizioni di conservazione dopo la prima apertura del medicinale, vedere paragrafo 6.3.

 

06.5 Natura e contenuto della confezione

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30 ml: flacone di polietilene tereftalato (PET), con contagocce composto da una pipetta in polietilene a bassa densità (LDPE) (2 ml), un bulbo di gomma e un tappo a vite in polipropilene (PP) a prova di bambino.

60 ml: flacone di polietilene tereftalato (PET) con adattatore in polietilene a bassa densità (LDPE) per la siringa dosatrice, chiusura a prova di bambino in polietilene ad alta densità (HDPE), più una siringa per somministrazione orale (pipetta in PP graduata da 5 ml, con tacche di 0,2 ml, stantuffo in PE).

 

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

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Il medicinale non utilizzato ed i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.

 

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

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PharmExtracta S.p.A. Via G. Natta 28 29010 Pontenure (PC)

 

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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AIC 041640018 “100 MG/ML SOLUZIONE ORALE” 1 FLACONE PET DA 30 ML CON CONTAGOCCE E TAPPO A PROVA DI BAMBINO AIC 041640020 "100 MG/ML SOLUZIONE ORALE” 1 FLACONE PET DA 60 ML CON ADATTATORE PER SIRINGA DOSATRICE, CHIUSURA A PROVA DI BAMBINO E SIRINGA DOSATRICE

 

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

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3 Ottobre 2024

 

10.0 Data di revisione del testo

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Documento messo a disposizione da A.I.FA. in data: ———-

 


FARMACI EQUIVALENTI (stesso principio attivo)

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