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Nifedipina Mylan: Scheda Tecnica e Prescrivibilità

Nifedipina Mylan

Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto

Nifedipina Mylan: ultimo aggiornamento pagina: 09/02/2018 (Fonte: A.I.FA.)

INDICE DELLA SCHEDA

Nifedipina Mylan: la confezione

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01.0 Denominazione del medicinale

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NIFEDIPINA MYLAN GENERICS ITALIA 30 mg compresse rivestite a rilascio prolungato NIFEDIPINA MYLAN GENERICS ITALIA 60 mg compresse rivestite a rilascio prolungato

02.0 Composizione qualitativa e quantitativa

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NIFEDIPINA MYLAN GENERICS ITALIA 30 mg compresse rivestite a rilascio prolungato

Una compressa rivestita a rilascio prolungato contiene: Principio attivo: nifedipina 30 mg.

NIFEDIPINA MYLAN GENERICS ITALIA 60 mg compresse rivestite a rilascio prolungato

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Una compressa rivestita a rilascio prolungato contiene: Principio attivo: nifedipina 60 mg.

Eccipiente(i) con effetti noti: Lattosio monoidrato.

Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

03.0 Forma farmaceutica

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Compresse rivestite a rilascio prolungato.

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE

04.1 Indicazioni terapeutiche

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Trattamento della cardiopatia ischemica:

– angina pectoris cronica stabile (angina da sforzo).

Trattamento dell’ ipertensione arteriosa.

04.2 Posologia e modo di somministrazione

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Il trattamento va possibilmente adattato alle necessità individuali in funzione della gravità della malattia e della risposta del paziente.

Nei pazienti con funzionalità epatica compromessa può rendersi necessario un accurato controllo e, nei casi gravi, anche una riduzione del dosaggio.

La co-somministrazione con inibitori del CYP 3A4 o induttori del CYP 3A4 può comportare la raccomandazione di adattare il dosaggio di nifedipina o di non usarla per nulla (vedere paragrafo 4.5).

Il succo di pompelmo deve essere evitato (vedere paragrafo 4.5).

Posologia

Salvo diversa prescrizione medica, valgono le seguenti direttive posologiche: Adulti Dose

Cardiopatia ischemica

angina pectoris cronicamente stabile 1 cpr di nifedipina da 30 mg al giorno (angina da sforzo)

La dose può essere gradatamente aumentata, in accordo con le esigenze individuali dei pazienti, fino ad un dosaggio massimo di 120 mg somministrato una volta al giorno, al mattino.

Ipertensione arteriosa 1 cpr di nifedipina da 30 mg al giorno

In alcuni casi può risultare opportuno incrementare gradualmente la dose, secondo le esigenze individuali, fino ad un dosaggio massimo di 60 mg somministrato una volta al giorno, al mattino.

Modo di somministrazione

In genere, la compressa rivestita deve essere ingerita con un po’ di liquido al mattino, indipendentemente dai pasti; le compresse non devono essere masticate o spezzate.

Qualsiasi aggiustamento ai dosaggi superiori o inferiori deve essere effettuato solo sotto controllo medico.

La sostanza fotosensibile contenuta nella compressa è sostanzialmente protetta dalla luce all’interno ed al di fuori della confezione.

Internamente alla confezione, le compresse sono anche protette dall’umidità e quindi devono essere estratte dall’astuccio solo a scopo di assunzione.

Durata del trattamento

Secondo prescrizione del medico curante.

Popolazioni speciali

Popolazione pediatrica

La sicurezza e l’efficacia di nifedipina nei bambini al di sotto dei 18 anni di età non sono state stabilite.

Pazienti geriatrici

Sulla base dei dati di farmacocinetica per Nifedipina Mylan Generics Italia non è necessario alcun adattamento della dose negli anziani sopra i 65 anni.

Pazienti con insufficienza epatica

Nei pazienti con compromissione della funzionalità epatica può essere necessario un monitoraggio attento e, nei casi più gravi, una riduzione della dose.

Pazienti con insufficienza renale

Sulla base dei dati di farmacocinetica non sono necessari aggiustamenti posologici nei pazienti con insufficienza renale (vedere paragrafo 5.2).

I dati al momento disponibili per l’uso di nifedipina nell’ipertensione sono descritti nel paragrafo 5.1.

04.3 Controindicazioni

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Nifedipina Mylan Generics Italia non deve essere utilizzata nei casi di nota ipersensibilità alla nifedipina o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

Gravidanza accertata o presunta ed allattamento.

Nifedipina Mylan Generics Italia non deve essere utilizzata nei casi di shock cardiovascolare. Nifedipina Mylan Generics Italia non deve essere usata nei pazienti con tasca di Kock (ileostomia dopo proctocolectomia).

La nifedipina non deve essere utilizzata in combinazione con rifampicina perché non può essere ottenuto alcun livello plasmatico efficace di nifedipina a causa dell’induzione enzimatica (vedere paragrafo 4.5).

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l’uso

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Deve essere esercitata attenzione nei pazienti con pressione sanguigna molto bassa (grave ipotensione con pressione sistolica inferiore a 90 mmHg), nei casi di insufficienza cardiaca manifesta e nel caso di grave stenosi aortica.

La nifedipina deve essere usata con cautela nei pazienti in trattamento con beta-bloccanti o farmaci ipotensivi.

La nifedipina non deve essere usata in gravidanza a meno che le condizioni cliniche della donna richiedano il trattamento con nifedipina. Questa deve essere riservata alle donne con ipertensione grave che non rispondono alla terapia standard (vedere paragrafo 4.6).

In corso di gravidanza (vedere paragrafo 4.3), in situazioni di emergenza ipertensiva, quali ad esempio l’eclampsia il farmaco deve essere utilizzato sotto la responsabilità e lo stretto controllo del medico.

L’uso di nifedipina non è raccomandato durante l’allattamento, perché è stato riportato che la nifedipina può essere escreta nel latte umano e gli effetti di assorbimento orale di piccole quantità di nifedipina non sono noti (vedere paragrafo 4.6).

Si raccomanda un attento monitoraggio della pressione sanguigna anche quando si somministra nifedipina in associazione a solfato di magnesio per via endovenosa, a causa di una possibile eccessiva caduta pressoria che potrebbe danneggiare sia la madre che il feto.

Come per altri materiali non deformabili, deve essere usata prudenza qualora si somministri nifedipina a pazienti con pre-esistenti gravi stenosi del tratto gastrointestinale, poiché potrebbero insorgere dei sintomi ostruttivi. Possono verificarsi bezoari in casi molto rari, che possono richiedere un intervento chirurgico.

In singoli casi i sintomi ostruttivi sono stati descritti anche senza il riscontro anamnestico di disturbi gastrointestinali.

Nel corso di indagini radiologiche con contrasto di bario nifedipina può dare delle immagini falsamente positive (come dei difetti di riempimento interpretabili come polipi).

Nei pazienti con funzionalità epatica compromessa può rendersi necessario un accurato controllo e, nei casi gravi, anche una riduzione del dosaggio (vedere paragrafo 5.2).

La nifedipina viene metabolizzata tramite il sistema del citocromo P450 3A4. I farmaci che sono noti inibitori o induttori di questo sistema enzimatico possono quindi modificare l’effetto di primo passaggio o la clearance della nifedipina (vedere paragrafo 4.5).

Farmaci, che sono inibitori del sistema del citocromo P450 3A4, e quindi possono dare luogo ad un incremento nelle concentrazioni di nifedipina, sono ad esempio:

antibiotici macrolidi (ad es. eritromicina),

inibitori delle proteasi anti-HIV (ad es. ritonavir),

antimicotici azolici (ad es. ketoconazolo),

gli antidepressivi nefazodone e fluoxetina,

quinupristin/dalfopristin,

acido valproico,

cimetidina.

In caso di somministrazione contemporanea di questi farmaci, la pressione arteriosa deve essere monitorata e, se necessario, deve essere considerata una riduzione della dose di nifedipina.

Per l’uso nelle popolazioni speciali vedere paragrafo 4.2.

Nei pazienti sotto dialisi, affetti da ipertensione maligna e insufficienza renale irreversibile con ipovolemia, occorre prestare attenzione in quanto si può verificare un notevole calo pressorio a causa della vasodilatazione.

Nei rari casi in cui compare dolore in ambito toracico (talora disturbi tipo angina pectoris), deve essere consultato il medico curante.

Qualora si manifesti un edema periferico in pazienti affetti da insufficienza cardiaca congestizia occorre differenziare gli edemi dovuti alla nifedipina da quelli conseguenti ad un peggioramento della funzionalità ventricolare sinistra.

Durante il trattamento dei pazienti diabetici o a rischio diabetico, la glicemia deve essere accuratamente controllata; se compare iperglicemia, la terapia deve essere sospesa.

Nifedipina non esercita comunque alcun effetto diabetogeno.

Non esistono studi adeguati e ben controllati nelle donne in gravidanza. Eccipienti

Nifedipina Mylan Generics Italia contiene lattosio monoidrato. I pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, deficit di Lapp-lattasi o malassorbimento di glucosio-galattosio non devono assumere questo medicinale.

Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione Farmaci che influenzano la nifedipina

La nifedipina viene metabolizzata tramite il sistema del citocromo P450 3A4, localizzato sia a livello della mucosa intestinale che del fegato. I farmaci che sono noti inibitori o induttori di questo sistema enzimatico possono quindi modificare l’effetto di primo passaggio (dopo somministrazione orale) o la clearance della nifedipina (vedere paragrafo 4.4).

Si deve tenere conto dell’entità e della durata delle interazioni qualora si somministri nifedipina in associazione ai seguenti farmaci:

Rifampicina

La rifampicina, per il suo spiccato effetto d’induzione enzimatica sul sistema del citocromo P450 3A4, quando somministrata in associazione a nifedipina, riduce sensibilmente la biodisponibilità della nifedipina e quindi la sua efficacia è indebolita. Per tale motivo l’impiego di nifedipina in combinazione con rifampicina risulta controindicato (vedere paragrafo 4.3).

In caso di somministrazione contemporanea dei seguenti farmaci, deboli o moderati inibitori del sistema del citocromo P450 3A4, la pressione arteriosa deve essere monitorata e, se necessario, deve essere considerata una riduzione della dose di nifedipina (vedere paragrafo 4.2).

Antibiotici macrolidi (es. eritromicina)

Non è stato condotto nessuno studio specifico sull’interazione tra nifedipina ed antibiotici macrolidi. È noto come alcuni antibiotici macrolidi (es. eritromicina) inibiscano il metabolismo di altri farmaci mediato dal citocromo P450 3A4 per cui non si può escludere un potenziale

incremento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina a seguito di somministrazione contemporanea dei due farmaci (vedere paragrafo 4.4).

L’azitromicina, sebbene strutturalmente correlata alla classe degli antibiotici macrolidi, è priva di attività inibente il CYP3A4.

Inibitori delle proteasi anti-HIV (es. ritonavir)

Non è ancora stato condotto uno studio clinico per indagare la potenziale interazione tra la nifedipina e certi inibitori delle proteasi anti-HIV (es. amprenavir, indinavir, nelfinavir, ritonavir o saquinavir). È noto come farmaci di questa classe inibiscano il sistema del citocromo P450 3A4. Inoltre è stato dimostrato che essi inibiscono in vitro il metabolismo della nifedipina mediato dal citocromo P450 3A4. Quando siano somministrati insieme con la nifedipina non può essere escluso un sostanziale incremento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina dovuto ad un ridotto metabolismo di primo passaggio ed a ridotta eliminazione (vedere paragrafo 4.4).

Antimicotici azolici (es. ketoconazolo)

Uno studio specifico sulla possibile interazione tra nifedipina e certi antimicotici azolici (es. ketoconazolo, itraconazolo o fluconazolo) non è stato ancora eseguito. È noto come farmaci di questa classe inibiscano il sistema del citocromo P450 3A4. Quando tali farmaci vengano somministrati per via orale con la nifedipina non si può escludere un sostanziale incremento della biodisponibilità della nifedipina legato ad un ridotto metabolismo di primo passaggio (vedere paragrafo 4.4).

Fluoxetina

Non è ancora stato condotto uno studio clinico per indagare la potenziale interazione tra la nifedipina e la fluoxetina. È stato dimostrato che la fluoxetina inibisce in vitro il metabolismo della nifedipina mediato dal citocromo P450 3A4. Perciò non può essere escluso un aumento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina a seguito della somministrazione contemporanea dei due farmaci (vedere paragrafo 4.4).

Nefazodone

Uno studio clinico sulla possibile interazione tra nifedipina e nefazodone non è stato ancora eseguito. È noto come il nefazodone inibisca il metabolismo di altri farmaci, mediato dal citocromo P450 3A4. Pertanto, non si può escludere un incremento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina, in seguito alla somministrazione concomitante dei due farmaci (vedere paragrafo 4.4).

Quinupristin/dalfopristin

La simultanea somministrazione di quinupristin/dalfopristin e nifedipina può determinare un aumento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina (vedere paragrafo 4.4).

Acido valproico

Non sono stati condotti degli studi formali tesi a valutare la potenziale interazione tra la nifedipina e l’acido valproico. Tuttavia, dato che quest’ultimo si è dimostrato in grado di aumentare le concentrazioni plasmatiche della nimodipina, un calcio-antagonista strutturalmente simile, attraverso inibizione enzimatica, non si può escludere un aumento delle concentrazioni plasmatiche, e quindi d’efficacia, anche per la nifedipina (vedere paragrafo 4.4).

Cimetidina

La cimetidina per il suo effetto di inibizione sul sistema del citocromo P450 3A4 eleva i livelli plasmatici di nifedipina e può potenziarne l’effetto antiipertensivo (vedere paragrafo 4.4).

Diltiazem

Il diltiazem diminuisce la clearance della nifedipina per cui i due principi attivi dovrebbero essere associati con cautela considerando, eventualmente, la riduzione del dosaggio di nifedipina.

Altri studi

Cisapride

La contemporanea somministrazione di cisapride e nifedipina può condurre ad un aumento dei livelli plasmatici di nifedipina.

Antiepilettici induttori del sistema del citocromo P450 3A4, come la fenitoina, la carbamazepina e il fenobarbitale

La fenitoina induce il sistema del citocromo P450 3A4. La contemporanea somministrazione di fenitoina e nifedipina determina una riduzione della biodisponibilità e quindi l’efficacia della nifedipina è indebolita. Qualora i due farmaci vengano somministrati contemporaneamente, la risposta clinica alla nifedipina deve essere controllata e, se necessario, la sua dose aumentata. Qualora il dosaggio della nifedipina venga incrementato durante la somministrazione contemporanea dei due farmaci, deve essere considerata una riduzione nella dose di nifedipina quando venga interrotto il trattamento con la fenitoina. Non sono stati condotti degli studi formali tesi a valutare la potenziale interazione tra nifedipina e carbamazepina o fenobarbitale. Tuttavia, dato che questi ultimi si sono dimostrati in grado di ridurre le concentrazioni plasmatiche della nimodipina, un calcio-antagonista strutturalmente simile, attraverso un processo d’induzione enzimatica, non si può escludere una riduzione delle concentrazioni plasmatiche, e quindi dell’efficacia, anche per la nifedipina.

Effetti di nifedipina su altri medicinali

Antipertensivi

La nifedipina può accentuare l’effetto ipotensivo di altri antipertensivi somministrati in associazione, quali:

diuretici,

β-bloccanti,

ACE-inibitori,

antagonisti del recettore dell’angiotensina 1 (AT-1),

altri calcio-antagonisti

bloccanti α-adrenergici,

inibitori della PDE5

α-metildopa

idralazina

Quando la nifedipina è somministrata contemporaneamente con β-bloccanti il paziente deve essere attentamente monitorato, in quanto è anche noto che si possa verificare in casi isolati un peggioramento dell’insufficienza cardiaca, inoltre c’è il rischio di ipotensione e di esacerbazione dell’angina.

Digossina

La contemporanea somministrazione di nifedipina e di digossina può condurre ad un aumento dei livelli plasmatici di digossina, legata ad una riduzione della sua clearance.

A scopo precauzionale il paziente deve perciò essere controllato per rilevare la comparsa di sintomi di sovradosaggio da digossina e, se necessario, il dosaggio di digossina si deve aggiustare sulla base dei suoi livelli plasmatici.

Chinidina

In singoli casi durante la contemporanea somministrazione di nifedipina e chinidina sono stati osservati livelli ridotti di chinidina oppure, dopo sospensione di nifedipina, un netto aumento dei livelli plasmatici di chinidina. Per questa ragione, qualora la nifedipina sia impiegata contemporaneamente o venga sospesa, si raccomanda di mantenere controllata la concentrazione di chinidina e, se necessario, di aggiustare il dosaggio. Da alcuni autori vengono segnalati aumenti delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina a seguito di somministrazione contemporanea dei due farmaci, mentre altri non hanno osservato variazioni nella farmacocinetica della nifedipina.

Perciò la pressione arteriosa va attentamente controllata qualora la chinidina venga associata ad una preesistente terapia con nifedipina: se necessario, il dosaggio della nifedipina deve essere ridotto.

Tacrolimus

Il tacrolimus viene metabolizzato attraverso il sistema del citocromo P450 3A4. Dati di recente pubblicazione indicano come, in singoli casi, il dosaggio di tacrolimus possa essere ridotto quando esso sia somministrato contemporaneamente alla nifedipina. Comunque, qualora vengano somministrati in associazione, devono essere controllate le concentrazioni plasmatiche di tacrolimus considerando, se necessario, la riduzione del dosaggio di tacrolimus.

04.5 Interazioni con altri medicinali ed altre forme di interazione

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Succo di pompelmo

Il succo di pompelmo inibisce il sistema del citocromo P450 3A4. L’assunzione contemporanea di succo di pompelmo e nifedipina, quindi, produce un aumento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina e ne prolunga l’azione a causa di un ridotto metabolismo di primo passaggio o una diminuzione della clearance. Di conseguenza l’effetto antiipertensivo può risultare aumentato. In caso di consumo regolare di succo di pompelmo, questo effetto può durare fino a oltre 3 giorni dall’ultima assunzione.

Pertanto, il consumo di pompelmo / succo di pompelmo dev’essere evitato durante il trattamento con nifedipina (vedere paragrafo 4.2).

Altre forme di interazione

La valutazione dei valori urinari dell’acido vanilil-mandelico effettuata con il metodo spettrofotometrico, in presenza di nifedipina, può evidenziare falsi incrementi dell’acido stesso.

Tali valori non vengono, invece, modificati utilizzando il metodo HPLC.

04.6 Gravidanza e allattamento

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Gravidanza

La nifedipina non deve essere utilizzata durante la gravidanza a meno che le condizioni cliniche della donna richiedano un trattamento con nifedipina. La nifedipina deve essere riservata solo a donne con grave ipertensione che non rispondono alla terapia standard (vedere paragrafo 4.4).

Non esistono studi adeguati e ben controllati nelle donne in gravidanza.

Le informazioni disponibili sono inadeguate ad escludere effetti del farmaco sul nascituro e sul neonato.

Dall’evidenza clinica disponibile non è stato identificato uno specifico rischio prenatale. Tuttavia, sono stati segnalati aumento di asfissia perinatale, di parto cesareo così come di prematurità e di ritardo della crescita uterina. Non è chiaro se queste segnalazioni siano dovute all’ipertensione sottostante, al suo trattamento o all’effetto specifico del farmaco.

In studi su animali la nifedipina si è dimostrata in grado di provocare embriotossicità, fetotossicità e teratogenicità.

La nifedipina si è dimostrata in grado di provocare effetti teratogeni nel ratto e nel coniglio, comprese le anomalie digitali. Tali anomalie sono, verosimilmente, il risultato della compromissione del flusso ematico uterino. La somministrazione del principio attivo ha comportato una varietà di effetti tossici a carico dell’embrione, della placenta e del feto come scarso sviluppo fetale (ratto, topo, coniglio), ridotte dimensioni placentari ed ipotrofia dei villi coriali (scimmia), morte degli embrioni e dei feti (ratto, topo, coniglio) e prolungamento della gestazione/ridotta sopravvivenza neonatale (ratto; non valutati in altre specie). Tutti i dosaggi associati ad effetti teratogeni, embriotossici e fetotossici erano tossici per l’organismo materno e, comunque, risultavano di molte volte superiori la posologia massima indicata per l’impiego umano.

Allattamento

La nifedipina passa nel latte materno. La concentrazione di nifedipina nel latte è quasi comparabile alla concentrazione sierica della madre. Per le formulazioni a rilascio immediato, si raccomanda di ritardare l’allattamento al seno o l’estrazione del latte da 3 a 4 ore dopo la somministrazione del medicinale per diminuire l’esposizione alla nifedipina del neonato (vedere paragrafo 4.4).

Fertilità

In singoli casi di fecondazione in vitro i calcio-antagonisti come la nifedipina sono stati associati ad alterazioni biochimiche reversibili in corrispondenza della parte apicale dello spermatozoo, con possibile alterazione funzionale dello sperma. Nei casi di ripetuto insuccesso della fecondazione in vitro, non riconducibili ad altri motivi, i calcio-antagonisti come la nifedipina devono essere considerati come possibile causa.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari

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Le reazioni al farmaco, che variano in intensità da individuo ad individuo, possono compromettere la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari (vedere paragrafo 4.8). Ciò vale particolarmente all’inizio del trattamento, al cambio del farmaco ed in relazione all’assunzione di bevande alcoliche.

04.8 Effetti indesiderati

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Vengono elencate di seguito le reazioni avverse al farmaco (ADRs) segnalate nel corso degli studi clinici condotti con nifedipina verso placebo, e classificate secondo le categorie di frequenza CIOMS III (dati tratti dal data base di studi clinici: nifedipina n = 2.661; placebo n = 1.486; status: 22 febbraio 2006 – e dati tratti dallo studio ACTION: nifedipina n = 3.825; placebo n = 3.840):

Le reazioni avverse classificate come "comuni" sono state osservate con una frequenza inferiore al 3%, con l’eccezione dell’edema (9,9%) e della cefalea (3,9%).

Le frequenze delle reazioni avverse segnalate con i prodotti a base di nifedipina sono riassunte nella tabella seguente. All’interno di ciascuna classe di frequenza, gli effetti indesiderati sono riportati in ordine decrescente di gravità. Le frequenze sono definite come: comune (≥ 1/100, < 1/10); non comune (≥ 1/1.000, < 1/100) e raro (≥ 1/10.000, < 1/1.000). Le reazioni avverse identificate solo durante la sorveglianza post-marketing e per le quali non è stato possibile definire la frequenza, sono riportate sotto "Non noto".

Adulti Dose
1. Cardiopatia ischemica
angina pectoris cronicamente stabile (angina da sforzo) 1 cpr di nifedipina da 30 mg al giorno
2. Ipertensione arteriosa 1 cpr di nifedipina da 30 mg al giorno
Classificazione per sistemi e organi (MedDRA) Comune Non comune Raro Non noto
Patologie del sistema emolinfopoieticoAgranulocitosi, leucopenia
Disturbi del sistema immunitarioReazione allergica, Edema allergico/ angioedema (incl. edema laringeo1)Prurito, Orticaria, Eruzione cutaneaReazione anafilattica/ anafilattoide
Disturbi psichiatriciReazioni ansiose, Disturbi del sonno, Insonnia, Nervosismo
Disturbi del metabolismo e della nutrizioneIperglicemia
Patologie del sistema nervosoCefaleaVertigine, Emicrania, Capogiro, TremoreParestesia/ disestesiaIpoestesia, Sonnolenza
Patologie dell’occhioDisturbi visiviDolore oculare
Patologie cardiacheTachicardia, PalpitazioniDolore toracico (Angina pectoris)
Patologie vascolariEdema, Vasodilatazione (vampate, sensazione di calore)Ipotensione, Sincope
Patologie respiratorie, toraciche e mediastinicheEpistassi, Congestione nasaleDispnea
Patologie gastrointestinaliCostipazioneDolore gastrointestinale e addominale, Nausea, Dispepsia, Flatulenza, Secchezza delle fauci, DiarreaIperplasia gengivaleBezoari, Disfagia, Ostruzione intestinale, Ulcera intestinale, Vomito, Insufficienza dello sfintere gastroesofageo
Patologie epatobiliariIncremento transitorio degli enzimi epatici, Aumento delle transaminasi, Colestasi intraepaticaIttero
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneoEritemaNecrolisi epidermica tossica, Reazione fotoallergica, Porpora palpabile
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivoCrampi muscolari, Gonfiore articolareArtralgia, Mialgia
Patologie renali e urinariePoliuria, Disuria
Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammellaDisfunzione erettile
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazioneSensazione di malessere, Astenia (stanchezza)Dolore aspecifico, Dolore alle estremità, Brividi

1 = possono provocare esiti letali.

Nei pazienti in dialisi con ipertensione maligna ed ipovolemia si può verificare, a seguito della vasodilatazione, una marcata caduta della pressione arteriosa.

Effetti indesiderati che si possono manifestare in casi sporadici sono: ginecomastia.

Sono stati, occasionalmente, segnalati anche: episodi di epatite, aumento di fosfatasi alcalina o LDH, pirosi gastrica, mal di gola, tosse, disturbi della sfera sessuale, febbre, sudorazione, trombocitopenia, anemia, rigidità articolari.

Con altre formulazioni di nifedipina: dermatite esfoliativa, eritromelalgia.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco Sito web: https://www.agenziafarmaco.gov.it/it/responsabili.

04.9 Sovradosaggio

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Nei casi di grave intossicazione da nifedipina sono stati osservati i seguenti sintomi: disturbi della coscienza fino al coma, calo della pressione arteriosa, alterazioni del ritmo cardiaco del tipo tachi/bradicardico, iperglicemia, acidosi metabolica, ipossia, shock cardiogeno con edema polmonare.

Trattamento

Per quanto riguarda il trattamento, hanno la priorità l’eliminazione della sostanza attiva e la stabilizzazione delle condizioni cardiovascolari.

Dopo l’ingestione orale è indicata un’accurata lavanda gastrica associata, se necessario, ad irrigazione del piccolo intestino.

Particolarmente nei casi d’intossicazione con formulazioni di nifedipina a lento rilascio, come Nifedipina Mylan Generics Italia l’eliminazione deve essere la più completa possibile, compreso l’intestino tenue, al fine di prevenire l’assorbimento del principio attivo.

L’emodialisi è inutile in quanto la nifedipina non è dializzabile, ma è consigliabile, la plasmaferesi (per l’elevato legame proteico ed il relativamente basso volume di distribuzione).

I disturbi bradicardici del ritmo cardiaco possono essere trattati con ß-simpaticomimetici mentre per le alterazioni di questo tipo pericolose per la vita deve essere preso in considerazione l’impiego di un “pacemaker” temporaneo.

L’ipotensione, come risultato dello shock cardiogeno e della vasodilatazione arteriosa può essere trattata con il calcio (10-20 ml di soluzione di calcio gluconato al 10 % da somministrarsi lentamente per via endovenosa, eventualmente da ripetersi).

Come risultato, la calcemia può raggiungere i valori alti della norma o superarli di poco.

Qualora l’effetto del calcio sulla pressione dovesse rivelarsi insufficiente dovranno essere somministrati anche dei vasocostrittori simpaticomimetici, quali la dopamina o la noradrenalina, il cui dosaggio dovrà essere determinato esclusivamente dal risultato ottenuto.

Infusioni di liquidi o plasma expander andranno effettuate con cautela a causa del rischio di sovraccaricare il cuore.

05.0 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE

05.1 Proprietà farmacodinamiche

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Categoria farmacoterapeutica: calcioantagonisti, derivati diidropiridinici, codice ATC: C08CA05.

La nifedipina è un calcio-antagonista della classe delle 1,4 – diidropiridine. I calcio-antagonisti riducono il flusso intracellulare trans-membrana degli ioni calcio attraverso i canali lenti del calcio. La nifedipina è particolarmente attiva sulle cellule miocardiche e sulle cellule muscolari lisce delle arterie coronarie e dei vasi di resistenza periferici. A livello cardiaco, la nifedipina dilata le arterie coronarie, in particolar modo i vasi di conduttanza di grosso calibro, perfino nei segmenti normali di aree stenotiche. Inoltre, la nifedipina riduce il tono della muscolatura liscia vascolare delle coronarie e ne previene il vasospasmo. Il risultato finale consiste nell’aumento del flusso ematico post-stenotico e l’incremento d’apporto di ossigeno.

Parallelamente a questo, la nifedipina riduce la richiesa di O² diminuendo la resistenza periferica (post-carico). Nell’impiego a lungo termine, la nifedipina si è dimostrata, anche, in grado di prevenire lo sviluppo di nuove lesioni aterosclerotiche a carico delle arterie coronarie.

La nifedipina riduce il tono della muscolatura liscia vascolare anche delle arterie, diminuendo, così, le resistenze periferiche e, quindi, la pressione arteriosa. All’inizio del trattamento con la nifedipina si può verificare un transitorio aumento riflesso della frequenza e, quindi, della portata cardiaca: tale incremento non è in grado, tuttavia, di compensare la vasodilatazione. Inoltre, la nifedipina aumenta l’escrezione di sodio ed acqua sia nell’uso a breve termine che in quello a lungo. L’effetto ipotensivo della nifedipina risulta particolarmente spiccato nei pazienti ipertesi.

Popolazione pediatrica

Sono disponibili informazioni limitate sulla comparazione tra nifedipina e altri antipertensivi sia per l’ipertensione acuta che quella a lungo termine con differenti formulazioni in differenti dosaggi. Gli effetti antipertensivi della nifedipina sono stati dimostrati, ma le raccomandazioni sulla dose, la sicurezza a lungo termine e l’effetto sul risultato cardiovascolare rimangono non stabilite. Le forme a dosaggio pediatrico sono mancanti.

05.2 Proprietà farmacocinetiche

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Le compresse di nifedipina sono formulate in modo tale da poter rendere disponibile la nifedipina con un rapporto approssimativamente costante nel corso delle 24 ore.

La nifedipina subisce un intenso metabolismo di I passaggio a carico del fegato dopo somministrazione orale; questo si traduce in biodisponibilità compresa tra 50-77 %.

A seguito di somministrazione multipla protratta, la concentrazione plasmatica si mantiene relativamente costante intorno al plateau, esibendo delle minime fluttuazioni nell’arco delle 24 ore di intervallo tra le dosi (Cmin 18.33 ng/ml, Cmax 59.30 ng/ml).

I valori di Cmax e Tmax per nifedipina 60 mg sono rispettivamente 59.30 ng/ml e 5.46h e l’AUC allo stato stazionario, calcolata nelle 24 ore, è di 1194.04 ng●h/ml.

Dopo somministrazione singola di nifedipina 30 mg i valori di AUCo-t, Cmax, Tmax sono stati di

319.70 ng●h/ml, 16.19 ng/ml e 16.42 h rispettivamente.

Studi condotti su nifedipina 60 mg per valutare l’effetto cibo hanno dimostrato che i valori di Cmax ed AUCo-t aumentano quando il farmaco è somministrato assieme a concomitante assunzione di cibo ad alto contenuto lipidico.

Distribuzione

La nifedipina risulta legata alle proteine plasmatiche (albumina) per il 95 %. L’emivita di distribuzione dopo somministrazione endovenosa è compresa tra i 5 ed i 6 minuti.

Biotrasformazione

Dopo somministrazione orale, la nifedipina viene metabolizzata nella parete enterica e nel fegato principalmente attraverso processi ossidativi; questi metaboliti non mostrano alcuna attività farmacodinamica. Viene, quindi, escreta come metaboliti soprattutto per via renale e, per una quota variabile del 5-15%, attraverso la bile con le feci. Il principio attivo immodificato si ritrova nelle urine soltanto in tracce (inferiore allo 0,1 %).

L’ossidazione iniziale nel fegato è a carico del sistema del citocromo P-450. L’analogo nitropiridinico, uno dei metaboliti non farmacologicamente attivi maggiormente presenti in circolo, viene ritrovato in concentrazione vicina a quella del farmaco dopo assunzione orale, ma non endovenosa.

Nell’uomo la nifedipina ha un’emivita di 2 ore; viene eliminata per via renale come metaboliti (il farmaco immodificato non viene praticamente ritrovato).

Pazienti affetti da cirrosi mostrano un’eliminazione sistemica inferiore ed una biodisponibilità superiore in paragone a soggetti sani.

L’insufficienza renale non altera in maniera sostanziale il profilo farmacocinetico della nifedipina.

05.3 Dati preclinici di sicurezza

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Tossicità acuta

La tossicità acuta è stata studiata in diverse specie animali ed i singoli risultati sono riportati nella tabella seguente:

DL 50 (mg/kg) orale Endovenosa

Topo 494 (421 – 572) 4,2 (3,8 – 4,6) *

Ratto 1.022 (950 – 1.087) * 15,5 (13,7 – 17,5) *

Coniglio 250 – 500 2 – 3

DL 50 (mg/kg) oraleEndovenosa
Topo494 (421 – 572)4,2 (3,8 – 4,6) *
Ratto1.022 (950 – 1.087) *15,5 (13,7 – 17,5) *
Coniglio250 – 5002 – 3
GattoCirca 1000,5 – 8
CaneMaggiore di 2502 – 3
*livello di confidenza al 95%

Tossicità subacuta e subcronica

La somministrazione orale giornaliera ai ratti (50 mg/kg di peso corporeo) ed i cani (100 mg/kg di peso corporeo) per un periodo, rispettivamente, di 13 e 4 settimane è risultata tollerata e priva di effetti tossici. Dopo somministrazione parenterale (endovenosa) i cani hanno tollerato, senza danni, fino a 0,1 mg/kg di peso corporeo al giorno per 6 giorni, analogamente ai ratti (2,5 mg/kg di peso corporeo al giorno) per un periodo di 3 settimane.

Tossicità cronica

I cani hanno tollerato, senza danni tossici, fino a 100 mg/kg di peso corporeo al giorno, somministrati per via orale per oltre un anno. Nei ratti gli effetti tossici sono insorti alle concentrazioni di oltre 100 parti per milione nell’alimentazione (corrispondenti a circa 5-7 mg/kg di peso corporeo).

Carcinogenicità

Uno studio a lungo termine (2 anni) nel ratto non ha messo in evidenza effetti carcinogeni a carico della nifedipina.

Mutagenicità

Per valutare gli effetti mutageni sono stati eseguiti nel topo il test di Ames, il test Dominante-letale ed il test Micronucleo. Non si è messa in evidenza la comparsa di effetti mutageni a carico della nifedipina.

Tossicologia della riproduzione

Confrontare paragrafo 4.6 “Fertilità, gravidanza e allattamento”.

INFORMAZIONI FARMACEUTICHE

06.1 Eccipienti

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Povidone, talco, ipromellosa, carbomer 974P, silice colloidale anidra, magnesio stearato, lattosio monoidrato, ossido ferrico (E172), titanio diossido (E171), macrogol 4000, polimetacrilato basico (Eudragit “E”).

06.2 Incompatibilità

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Non pertinente.

06.3 Periodo di validità

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3 anni.

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione

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La sostanza fotosensibile contenuta nella compressa è sostanzialmente protetta dalla luce all’interno ed al di fuori della confezione. Si consiglia tuttavia di non esporre a lungo le compresse alla luce solare diretta.

Conservare nella confezione originale.

06.5 Natura e contenuto della confezione

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Ogni confezione contiene due blister 250 μm PVC/ 40 gm 2 PVDC saldati con foglio 25 μm alluminio / 20 gm2 PVDC, ciascuno da 7 compresse.

06.6 Istruzioni per l’uso e la manipolazione

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Nessuna istruzione particolare.

07.0 Titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio

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Mylan S.p.A. – Via Vittor Pisani, 20 – 20124 Milano, Italia

08.0 Numeri delle autorizzazioni all’immissione in commercio

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NIFEDIPINA MYLAN GENERICS ITALIA 30 mg compresse rivestite a rilascio prolungato in confezione da 14 compresse: AIC n.: 033718026

NIFEDIPINA MYLAN GENERICS ITALIA 60 mg compresse rivestite a rilascio prolungato in confezione da 14 compresse: AIC n.: 033718038

09.0 Data della prima autorizzazione/Rinnovo dell’autorizzazione

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io 2003

10.0 Data di revisione del testo

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14/07/2017

PRESCRIVIBILITÀ ED INFORMAZIONI PARTICOLARI

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Nifedipina my – 14 Cpr 60 mg Rp (Nifedipina)
Classe A: Rimborsabile dal SSN (gratuito o con ticket per il paziente) NotaAIFA: Nessuna Ricetta: Ricetta Ripetibile Tipo: Generico Info: Prontuario terapeutico regionale ATC: C08CA05 AIC: 033718038 Prezzo: 8,21 Ditta: Mylan Spa


Nifedipina my – 14 Cpr Riv30 mg Rp (Nifedipina)
Classe A: Rimborsabile dal SSN (gratuito o con ticket per il paziente) NotaAIFA: Nessuna Ricetta: Ricetta Ripetibile Tipo: Generico Info: Prontuario terapeutico regionale ATC: C08CA05 AIC: 033718026 Prezzo: 5,52 Ditta: Mylan Spa


FARMACI EQUIVALENTI (stesso principio attivo)

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Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” il 22/7/1982, con voti 110 e lode, discutendo la tesi dal titolo: “Aspetti clinici e di laboratorio di un nuovo enteropatogeno: il Clostridium difficile“. Abilitato all’ esercizio della professione medica nell’ ottobre 1982 Iscritto all’ Albo dei Medici di Roma e Provincia il 26/1/1983